Chi siamo ...

Questo documento è scritto per esprimere l’opinione di un gruppo di cittadini Saluggesi e Santantoninesi che hanno in comune la voglia di essere presenti nella vita sociale del paese. Al tempo stesso, non vogliono condizionare la loro disponibilità ad occuparsi delle cose che riguardano tutti cittadini facendone una questione di etichette politiche.
Rappresenta un impegno nell’esclusivo interesse della comunità, senza la ricerca di interessi personali, né di alcun partito.
Proprio perché pensiamo che lo scopo della nostra esistenza sia quello di occuparci delle cose che riguardano il nostro paese, abbiamo cercato un nome che faccia capire subito che cosa vogliamo essere:


Amici in Comune

La scelta della denominazione con cui presentarsi al giudizio degli elettori è sempre importante: è il primo veicolo con cui si comunicano sensazioni o modi di essere.
Per noi, deve essere molto semplice, immediato e trasmettere il desiderio di costruire realmente un modo nuovo di vedere l’amministrazione del proprio Comune (non è un caso se, fino adesso, non abbiamo usato il sostantivo “politica”).
L’amicizia, rappresenta il primo grado di solidarietà tra esseri umani che decidono di fare insieme qualunque tipo di cosa, mentre il Comune è la forma aggregativa con delega di primo livello in cui il delegato ed il delegante si conoscono e stabiliscono un rapporto fiduciario.
Niente di più. Ma anche niente di meno.
 
Per presentare ai propri concittadini un progetto amministrativo, bisogna prima condividere valutazioni generali sulla storia della propria comunità e, su queste, costruire i presupposti per un programma amministrativo.


Il Comune di Saluggia, nel corso di questi ultimi 50/60 anni, ha vissuto esperienze eccezionali. Sia che si voglia considerarle positive, quanto negative.
Un Comune ad economia sostanzialmente agricola, ha vissuto la trasformazione industriale con modi e tempi difficilmente digeribili da chiunque. All’inizio, la naturale diffidenza piemontese, vedeva con preoccupazione il fatto che dei “frustè” comprassero tante giornate di terra per farci una fabbrica. Alcuni (per la verità, pochi) saluggesi hanno avuto la lungimiranza di capire che quello era il futuro, e quindi lo hanno favorito. Il risultato è stato l’insediamento della Sorin che, ricordiamolo, allora aveva solo il significato di SOcietà RIcerche Nucleari. Quello che è successo dopo, l’abbiamo vissuto un po’ tutti sulla nostra pelle. Il sito tecnologico, qualche anno più tardi, venne scelto anche per insediare il Cnen (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare). Insomma, Saluggia, ad inizio anni ’60 stava diventando un centro di eccellenza per la ricerca, lo sviluppo e (per qualche verso) la produzione di prodotti nucleari. Certo, la sensibilità popolare, in quelli anni era molto diversa rispetto a quella di oggi. Provate a pensare in un paese sostanzialmente simile a quello che vediamo nei film di Don Camillo e Peppone, quanto era difficile capire gioie e dolori del nuovo che stava avanzando ad una velocità molto superiore rispetto a quanto i cittadini riuscivano a metabolizzare. Saluggia ha visto arrivare i primi stranieri che alloggiavano da Quarello: persone che avevano usi ed abitudini diverse dalle nostre, ma che sostanzialmente, parlavano un lingua che i saluggesi non capivano: fosse tedesca, inglese o francese. Qualche anno dopo hanno fatto la loro comparsa anche alcuni orientali!
Ma la cosa che ha creato lo sconvolgimento più importante è che in quelle fabbriche venivano assunte tante persone, molte di Saluggia e molte donne. Questo fatto, sempre passato sotto traccia, ha rappresentato la vera “rivoluzione culturale” di Saluggia. L’economia diventava sempre di più industriale e in molte famiglie c’erano almeno due persone che lavoravano in una fabbrica così vicina a casa.  
Di conseguenza, anche l’economia domestica è cambiata in grande fretta: larghe percentuali della popolazione potevano contare su un lavoro sicuro e vicino a casa.
In questi anni abbiamo sentito troppe volte raccontare (ciascuno da un proprio punto di vista) i fatti del 1979, quando Saluggia accettò un’altra servitù del nucleare, ospitando nuovi materiali nucleari nella piscina del reattore della Sorin. Questi, andavano ad assommarsi agli altri (ancora più pericolosi perché in forma liquida) prodotti dalle lavorazioni del Cnen (che nel frattempo aveva cambiato nome ed era diventato Enea). La sensibilità di oggi a queste questioni, non avrebbe mai consentito tutto ciò, ma a difesa della gente di Saluggia, bisogna tenere conto delle cose appena dette (tutti gli altri non li difendiamo: un po’ perché lo sanno fare da soli, un po’ perché ci sembrano indifendibili).
Arriviamo agli anni 90, quando sembrava che Saluggia fosse una piccola Milano. Bastava passare dalla piazza del Municipio all’ora di pranzo per vedere parcheggiate in gran numero, i modelli più lussuosi e costosi delle auto Fiat, Lancia e Alfa. Nel frattempo, Sorin era diventata un’azienda biomedica leader nel settore, soprattutto grazie all’intelligenza e lungimiranza del suo capo, prof. Rosa.
Le cose successe dopo sono più difficili da raccontare, un po’ perché sono più recenti e un po’ perché sono legate anche al processo di globalizzazione che ha coinvolto tutto il mondo (e quindi anche Saluggia). Le società del sito tecnologico sono state fatte a spezzatino, comprate, vendute e trasformate.  Il risultato per i cittadini è stato non solo che è più difficile trovare lavoro, ma anche che questo lavoro è diventato sempre più precario e, in alcuni casi gruppi di lavoratori hanno perso il loro posto.
Ovviamente, i fatti accaduti in mezzo secolo hanno avuto una ripercussione anche sulla vita politica della comunità. A questo riguardo, bisogna anche ricordare che all’inizio, le aziende riuscivano a trovare sul mercato locale soprattutto maestranze per impieghi di carattere più esecutivo, mentre andavano a ricercare sul mercato nazionale professionalità con una maggiore connotazione tecnica. Quindi, diversamente a quanto accaduto nelle altre realtà del nord Italia, a Saluggia c’è stata anche una significativa immigrazione culturale che ha sicuramente contribuito a sviluppare esperienze (a volte anche politiche) che hanno caratterizzato Saluggia in modo differente rispetto alle realtà dei dintorni. Anche in questo caso ci sono luci ed ombre, ma il fatto in sé rimane importante.

Questa descrizione di contesto, serve a capire il passato senza il quale non si potrà mai costruire un futuro. Ma è anche utile a staccarci dal contingente di questi ultimi anni, dal quale vogliamo prendere le distanze.

La storia del nostro passato recente, è utile nel momento in cui si pensa di costruire un progetto per il futuro. E’ indispensabile per chi ha vissuto direttamente questo periodo, oppure ne ha sentito parlare in casa. Ma lo è anche per chi è arrivato qui in tempi diversi ed è opportuno che conosca la realtà in cui vive.


Quando si decide di costruire un progetto, bisogna avere ben chiaro quale è l’obiettivo finale, quali sono i vari livelli intermedi e chi ci aiuta a capire cosa ne pensa la gente.
 
Finita la parte introduttiva, possiamo cominciare ad entrare nel vivo.
Descrivere l’obiettivo finale è facile e difficile al tempo stesso.
Noi vogliamo dare il nostro contributo per costruire una comunità in cui:
1)    si predilige il fare rispetto al dire;
2)    si coltiva una cultura della tolleranza e della condivisione. Chi non la pensa come te, è uno che ha un’altra idea, non un nemico;
3)    si affrontano tutte le questioni considerandole importanti, senza cercare il sensazionalismo. L’amministratore pubblico deve essere in grado, prima, di garantire ai cittadini un Comune pulito, ordinato e manutenuto in modo ottimale. Solo dopo potrà preoccuparsi di progettare nuove opere pubbliche non essenziali;
4)    chi si occupa dell’amministrazione del Comune non ricerca visibilità o affermazione personale, ma lo fa perché è convinto delle necessità di realizzare le condizioni per vivere bene nel proprio posto;
5)    tutti possono dare il proprio contributo, a seconda dei propri interessi, sensibilità ed abilità;
6)    si da concreta applicazione al principio di sussidiarietà. Detto in un’altra maniera, ogni associazione, ente di volontariato o organizzazione di cittadini, può offrire la disponibilità a realizzare obiettivi condivisi, senza porsi in concorrenza con l’Amministrazione; anzi, può diventare soggetto realizzatore di attività di interesse pubblico.
 

Descrivere i livelli intermedi, significa individuare quali sono i diversi elementi che ci possono aiutare a concretizzare gli obiettivi di sistema appena elencati.
-    Ciascuno può decidere (o aver già deciso nel passato) di iscriversi ad un partito politico di qualunque tipo. L’adesione al gruppo non costituisce pregiudizio né richiede di fare scelte al riguardo. Noi, però, non aderiamo ad alcuna scelta politica, neanche di larga massima. E’ libera la scelta degli individui, ma è vincolante l’indipendenza del gruppo. In più, l’appartenenza di qualcuno a partiti politici rappresentati a livello provinciale, regionale o nazionale potrà consentire opportunità di conoscenze per l’Amministrazione.
-    La programmazione delle cose da fare e degli obiettivi da raggiungere deve essere sfidante, ma raggiungibile. Soprattutto, devono essere programmate solo iniziative che si è certi che daranno vantaggi concreti ai cittadini. A questo fine dovranno essere fatte, preliminarmente ad ogni nuova opera pubblica, tutte le necessarie valutazioni circa la necessità, congruità della proposta e rispondenza a bisogni collettivi generalizzati e diffusi.
-    Chi amministra ha il dovere di decidere e alla fine del periodo di amministrazione si presenterà ai cittadini per veder giudicato il proprio operato. Qualora si dovessero verificare situazioni impreviste ed imprevedibili, la cui realizzabilità dipende da scelte dell’Amministrazione, che potrebbero modificare sostanzialmente la qualità della vita della comunità, l’Amministrazione (non avendo ricevuto delega ad operare su quell’argomento in sede di votazione) sentirà la popolazione attraverso referendum popolari, anche con caratteristiche informali.
-    La programmazione delle opere da realizzare, deve tener conto che la manutenzione ordinaria ha priorità. Non si progettano nuove piazze o impianti quando quelli esistenti non sono in grado di funzionare al meglio. In particolare, dovrà essere posta particolare attenzione alla manutenzione delle strade. Al riguardo, potrà essere istituito un apposito servizio dedicato.
 
Capire cosa ne pensa la gente è indispensabile per sincerarsi che l’attività svolta sia percepita positivamente dai cittadini. L’esperienza negativa di quest’ultimo lustro ci insegna che non basta essere convinti di aver realizzato cose; è indispensabile averle fatte e che i cittadini ne abbiano avuto percezione.
Noi pensiamo che sia necessario attivare una serie di consultazioni periodiche con tutte le forme di associazionismo operante nel paese per raccogliere le opinioni e le sensazioni.
Inoltre, verrà istituita la “cassetta delle osservazioni” in cui ciascuno potrà consegnare (anche in forma anonima) osservazioni o commenti sull’andamento della vita amministrativa.
Però la caratteristica maggiormente innovativa, sarà il rapporto con il gruppo di appartenenza, che continuerà a vivere ed operare in modo completamente autonomo, ponendosi come riferimento, pungolo e stimolo per gli amministratori in carica.
Quest’ultimo argomento, merita un’attenzione particolare, in quanto noi siamo convinti che la crescita abbia sempre bisogno del confronto. Quindi, il gruppo offrirà la possibilità a chi lo vorrà, di seguire con particolare attenzione l’attività di un determinato settore delle attività del Comune. Oltre a fare commenti e fornire indicazioni, sarà possibile anche costituire gruppi di lavoro di aiuto e collaborazione all’attività amministrativa. Così facendo, verrà garantita a tutti la possibilità di interessarsi e seguire operativamente la vita del Comune anche senza essersi candidati alle elezioni.


AMICI IN COMUNE

Né a destra né a sinistra.
Guardiamo diritto verso l’interesse
dei Saluggesi